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Valutazione 4,9(152), 152 recensioni·Tour della città·Durata 8 h – 9 h
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Valutazione 5,0(18), 18 recensioni·Tour della città·Durata 6 h – 9 h

Valutazione 5,0(7), 7 recensioni·Tour della città·Durata 3 h

Valutazione 4,3(4), 4 recensioni·Tour della città·Durata 9 h

Valutazione 5,0(1), 1 recensioni·Tour della città·Durata 11 h – 12 h

Valutazione 5,0(1), 1 recensioni·Gita di un giorno·Durata 10 h
Viator
Scopri la storia millenaria di Matera, capitale della cultura, e l'incanto unico dei Trulli di Alberobello. Un'esperienza che unisce arte, natura e la genuinità della cucina locale, con soste in paesaggi mozzafiato e borghi suggestivi.
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Matera
3hI sassi di Matera sono due rioni di Matera, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, formati da edifici e architetture rupestri scavati nella roccia della Murgia di Matera e abitati fin dalla preistoria. Nel 1993 sono stati dichiarati patrimonio mondiale dell'UNESCO. Insieme al rione Civita (costruito sullo sperone che separa i due Sassi), costituiscono il centro storico della città di Matera. Il termine "Sassi" si riferisce ai due rioni che costituiscono, insieme alla "Civita" e al "Piano", il centro storico di Matera. La declinazione plurale, quindi, deriva da questa duplicità e non, come molti credono, dal fatto che un'abitazione o una stanza all'interno di questi rioni sia chiamata "sasso". I Sassi sono disposti attorno e sul fondo di due solchi vallivi, modellati dal passaggio dell'acqua, convogliata nei cosiddetti "grabiglioni" [1] sul fondo degli stessi. Il Sasso Barisano, situato lungo la strada che usciva dalla città verso Bari, rivolto a nord-ovest, contiene portali scolpiti e fregi. Il Sasso Caveoso, che guarda a sud verso Montescaglioso, richiama la forma della cavea di un teatro, con le case disposte a gradoni. All'interno ci sono vari quartieri, rioni e contrade denominati come segue: u Lammòrde, u Paravèse, u Pendàfeche, u Mòlve, u Chianèdde, u Casalnàve. A dividere le due valli sorge la rupe della Civita, che ospita la cattedrale romanica. Ai piedi della Civita e sul bordo superiore dei Sassi si trova il Piano, il centro storico post-medievale, oltre il quale si estende la Matera post-spostamento. Sul lato opposto della Gravina di Matera, c'è l'altopiano della Murgia, con chiese rupestri sparse lungo i pendii dei burroni, parte dell'istituzione del Parco della Murgia Materana e protetto da esso. "Grotte naturali, architetture sotterranee, cisterne, enormi recinti, masserie, chiese e palazzi, si succedono e convivono, scavati e costruiti nel tufo dei burroni" scrive Pietro Laureano nel suo libro Giardini di pietra.
Alberobello
1hFamoso per le sue caratteristiche case chiamate trulli, che dal 1996 sono protette dall'UNESCO come patrimonio mondiale dell'umanità [5], fa parte della Valle d'Itria e della Murgia dei Trulli. Lo storico Pietro Gioia ipotizzò che il nome Alberobello derivasse da silva alboris belli, con il significato di "foresta dell'albero di guerra" e questa derivazione, senza riscontri documentali, è stata a lungo sostenuta da storici successivi. Tuttavia, studi successivi [6] [7] sottolineano che il primo toponimo con cui la località era conosciuta era silva alborelli: così risulta dal documento più antico a conoscenza degli studiosi, cioè il diploma di investitura del 15 maggio 1481 con cui il re Ferrante d'Aragona assegnò i beni del defunto conte di Conversano Giulio Antonio I Acquaviva d'Aragona al figlio analfabeta Andrea Matteo. In questo documento [8] si legge silva alborelli in provincia di Terra di Bari. Il nome Alberobello divenne ufficiale il 22 giugno 1797 con il primo consiglio comunale. In questa circostanza furono proposti anche i nomi di Ferrandina in onore del re Ferrante d'Aragona e Ferdinandina in onore del re Ferdinando IV di Borbone. [senza fonte] Tuttavia, fino al XIX secolo furono adottati i termini alternativi arborebello o albero bello.
parrocchia santuario basilica s.s. cosma e damiano
1hLa chiesa madre di Alberobello è dedicata ai santi medici Cosma e Damiano, patroni della città. Il loro culto fu introdotto nel 1636 dal conte Giangirolamo II, che ne era devoto per una grazia ricevuta dalla moglie Elisabetta da Rocca Padula durante la gravidanza, con la quale diede alla luce il suo primogenito, Cosimo. Prima dell'istituzione della parrocchia, la chiesa dipendeva dalla parrocchia di Noci. Il vescovo di Conversano Gregorio Falconieri la riconobbe come santuario nel 1938, e nel 2000 papa Giovanni Paolo II la elevò a basilica minore. L'edificio attuale, in stile neoclassico con pianta a croce latina, risale alla fine del XIX secolo. Sostituisce una piccola cappella risalente al 1609 dedicata alla Madonna delle Grazie con sottostante ossario, ampliata nel 1725, nel 1784 e nel 1852. Il progetto, redatto dall'architetto alberobellese Antonio Curri, nel 1881 ricevette l'approvazione del parroco Domenico Morea e del consiglio comunale. Il budget era di 16.000 lire, il costo di realizzazione fu circa il doppio. I lavori iniziarono nel 1882 e durarono quasi tre anni. La chiesa fu aperta al culto nel 1885 in occasione della festa dell'Addolorata, ma all'epoca la sua costruzione era in gran parte incompleta, poiché erano state costruite solo la navata e la facciata. Il braccio sinistro fu completato nel 1948 e il braccio destro nel 1956, mentre la cupola ottagonale prevista non fu mai costruita. La facciata ha due campanili, quello a sinistra con meridiana e quello a destra con orologio con numeri romani. La sacrestia, già presente dal 1784, all'inizio del XX secolo con il nuovo progetto del Curri fu demolita anche la vecchia sacrestia e ricostruita la nuova e restaurata e completata nel 1968. La chiesa contiene numerose reliquie: le più famose sono quelle dei Santi Medici
parrocchia sant'antonio di padova
1hla chiesa fu costruita tra il 1926 e il 1927 su un terreno in cima al rione Monti su iniziativa del vescovo mons. Domenico Lancelotti. Dal 1945 divenne la seconda parrocchia di Alberobello e dal 1952 fu guidata dai padri guanelliani. La singolarità dell'edificio, che ha una pianta a croce greca, sta nella riproduzione delle caratteristiche dei trulli che lo circondano. Il tetto conico tipico dei trulli si ritrova anche nella cupola, alta 21 metri, e nell'altra torre campanaria alta 18,30 metri. C'è una reliquia di sant'Antonio di Padova, la statua dello stesso santo "sant'Antonio dà il pane ai poveri" in cartapesta, opera di Raffaele Carrella (1877-1950) del 1927 portata ad Alberobello dal sacerdote Lippolis, la cartapesta di santa Rita da Cascia donata dal devoto Pietro Basile, una piccola statua di san Giuseppe in cartapesta e una in ceramica dell'Immacolata Concezione, più negli archivi la statua della Pietà. C'è anche un bassorilievo di san Luigi Guanella, opera di Adolfo Ugo Rollo, e un dipinto di san Padre Pio del 1999 del pittore S. Mazzin. Altre chiese a forma di trullo si trovano a Locorotondo nella frazione di San Marco, nella Selva di Fasano, parrocchia dell'Addolorata.
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